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Esposto al Prefetto: IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO EVADE IL REGOLAMENTO!!

            

Roma 7 dicembre 2011

 

Al Prefetto dott. Giuseppe Pecoraro,

 

al Capo Ufficio di Gabinetto Fax. 06/69797409

 

Oggetto: Esposto urgentissimo per il rispetto della legalità nei confronti dei cittadini del Lazio.

Egregio Prefetto,

ci rivolgiamo a lei in quanto garante del funzionamento delle istituzioni, come la Regione Lazio, che legiferano ed operano su materie a queste delegate dallo Stato stesso come la gestione del ciclo dei rifiuti, e con il presente atto si espone una grave violazione da parte del Presidente del Consiglio regionale del Lazio , che si innesta anche su un pregresso stato di illegittimità in merito al rispetto delle norme statutarie e soprattutto dello stesso Regolamento del Consiglio.

 

Lei sà molto bene in quale condizione di inerzia istituzionale sinora le diverse giunte succedutesi negli ultimi dieci anni hanno operato, uscendo da una gestione commissariale nel giugno 2008 con un Piano rifiuti della giunta Marrazzo poi decaduto con un misero risultato del 17% di raccolta differenziata.

Lei sà molto bene che con il Decreto legislativo n. 36 del 2003 è stata recepita la Direttiva Europea 31/1999/CE sul funzionamento delle discariche che impone la preselezione ed impedisce il conferimento del “talquale” tuttora conferito nelle discariche del Lazio in particolare in quella di Roma di Malagrotta.

Così come non le sfugge che con la Legge n. 152 del 2006 e s.m.i., denominata Testo Unico Ambiente, è stata recepita a fine 2010 la Direttiva Europea 98/2008/CE che stabilisce norme gerarchiche di priorità nel trattamento dei rifiuti, obiettivi di raccolta differenziata, responsabilità estesa del produttore e poteri autorizzativi della Regione e degli enti locali che impongono un preciso percorso di Valutazione V.I.A. ed autorizzativo A.I.A. che tendono ad accertare la compatibilità con l’ambiente ed il principio di precauzione per la salute umana nella localizzazione e nella stessa scelta della tecnologia a minor impatto possibile.

 

Nonostante tutto ciò nel Lazio è in vigore tuttora una legge regionale che regola il ciclo dei rifiuti n. 27 del lontano 1998, non si è proceduto pertanto al recepimento né del citato D. Lgs. 36/2003 né tantomeno del T.U. ambiente 152/2006 e s.m.i., generando una situazione di conclamata illegittimità in generale ed in particolare rispetto

all’art. 11 dello stesso Statuto regionale che recita in merito:

“1. La Regione adegua il proprio ordinamento a quello comunitario.

2. Assicura l’attuazione della normativa comunitaria nelle materie di propria competenza, di norma attraverso apposita legge regionale comunitaria, nel rispetto della Costituzione e delle procedure stabilite dalla legge dello Stato.”

 

Infine nel 2008, nonostante alcuni tentativi della giunta Marrazzo falliti miseramente per incapacità di trovare un compromesso valido su norme comunitarie molto precise, noi cittadini attivi in associazioni e comitati civici nella tutela dell’ambiente e della salute nel Lazio ci siamo incaricati di mettere insieme le migliori competenze a livello nazionale per redigere un Piano rifiuti alternativo ed un testo di legge di iniziativa popolare in linea con le citate Direttive e con tratti di innovazione ulteriore specifiche per la nostra regione.

Abbiamo elaborato e depositato il testo definitivo a giugno del 2009, raccolto oltre dodicimila firma certificate e presentato il tutto il giorno 23 dicembre 2009 come da verbale del Segretario generale. Dopo infinite traversie, tentativi di affossamento per interpretazioni di parte della legge e successiva rettifica siamo riusciti infine a fare validare la regolarità formale con deliberazione di Consiglio solo in data 13 luglio 2011, convertendola quindi in proposta di Legge regionale n. 241. Tale proposta risulta poi di fatto “presentata” in successiva data del 3 agosto ed inviata alla V° Commissione ambiente in data 8 agosto c.a., come da stampa allegata scaricata dal sito del Consiglio regionale stesso.

Abbiamo ovviamente reclamato da subito la necessità di esaminare al più presto la proposta di legge, dal momento che già da fine 2010 era stato adottato un Piano rifiuti dalla giunta Polverini senza che ci fosse un quadro normativo regionale adeguato, ma siamo stati convocati per la illustrazione in Commissione solo il giorno 11 ottobre in cui abbiamo presentato con grandi complimenti di tutta la Commissione la proposta.

Sono passati i giorni e l’esame in pratica è stato sospeso, dal momento che l’assessore Di Paolantonio voleva e vuole approvare a tutti i costi prima il Piano rifiuti e poi“eventualmente” la proposta di legge procedura del tutto anomala data la vigente illegittimità, e ci siamo appellati al presidente del Consiglio regionale Mario Abruzzese citanto la specifica norma del Regolamento del Consiglio regionale (art. 63 comma 3) che ne prevede l’invio all’aula dopo novanta giorni dal deposito in commissione.

Questo si è puntualmente verificato ed il giorno 8 novembre abbiamo comunicato via mail al presidente Abruzzese la nostra volontà, in qualità di presentatori, di applicare il citato articolo del regolamento cosa che avveniva con il particolare di essere posta solo al punto undicesimo dell’ordine del giorno.

 

Oggi finalmente si è maturato un ulteriore termine decisivo del Regolamento (art. 63 comma 4) che testualmente e lapidariamente recita che: “Trascorsi i quattro mesi dalla presentazione, le proposte di iniziativa popolare o di enti locali sono comunque iscritte, a cura del Presidente del consiglio all'ordine del giorno dell'Aula CHE LE DISCUTE CON PRECEDENZA SU QUALSIASI ALTRO ARGOMENTO"

 

La settimana scorsa abbiamo incontrato il presidente Abruzzese in delegazione e lo stesso non ha avuto alcun pudore ad affermare che lui intende applicare una norma generale contenuta nello Statuto art. 37 che recita al comma 3: “ Le proposte di legge del Consiglio delle autonomie locali, dei consigli provinciali e comunali nonché quelle d’iniziativa popolare sono in ogni caso discusse dal Consiglio regionale entro sei mesi dalla loro presentazione”.

 

Una norma concepita per dare un termine ultimativo a tutela dei cittadini, beffardamente inapplicata sin dalla data di presentazione originaria del 23 dicembre 2009 che per lungaggini burocratiche della Regione stessa è stata poi validata solo in data 11 luglio 2011, e tutto ciò avviene in presenza di un esplicito Regolamento del Consiglio regionale che determina invece una diversa tempistica e che non confligge con un termine generale dello Statuto, di fatto ampiamente violato dalla Regione stessa come già descritto.

 

Oggi noi siamo qui a chiedere che Lei si faccia parte attiva perché la Regione Lazio ed i suoi organi di governo RISPETTINO E SI ADEGUINO ALLA LEGGE NAZIONALE ED I LORO STESSI REGOLAMENTI PRIMA DI APPROVARE UN PIANO RIFIUTI CHE OGGETTIVAMENTE NON E’ CONFORTATO DAL QUADRO LEGISLATIVO REGIONALE.

 

Le chiediamo che impedisca che vengano ancora calpestate le legittime aspettative dei cittadini che tanto impegno hanno profuso nel concorrere al processo popolare e democratico di iniziativa popolare e che sarebbero ancora una volta BEFFATE DALL’APPLICAZIONE ARBITRARIA DI NORME UNA VOLTA TANTO CHIARE E CONCISE, in nome di “accordi di maggioranza” che sono oggi sempre più intollerabili quando sfidano il rispetto delle regole, del buon senso di governo della cosa pubblica e del rispetto della legge.

 

Le chiediamo quindi con estrema urgenza di intervenire per diffidare il Presidente del Consiglio regionale del Lazio a procedere all’inserimento al primo punto dell’ordine dei lavori della seduta del 12 e 13 dicembre p.v., già convocato per la discussione del Piano rifiuti regionale, ripristinando quindi il rispetto del Regolamento del Consiglio al punto citato (art. 63 comma 4), sanando una intollerabile illegittimità e procedendo contestualmente all’adeguamento della Legge regionale che regola il trattamento dei rifiuti alla normativa italiana ed europea già troppo a lungo inapplicata.

Link Utili

Legge Rifiuti Zero
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