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Rifiuti a Roma, Passera contro la Polverini e l?emergenza ora si avvicina

Il ministro per le Attività produttive decide di rompere l'accordo con la Regione e chiede di avviare immediatamente i bandi di gare per l'affidamento degli appalti ad aziende private
             Un giallo si sta sviluppando in queste ore sulla delicata partita dei rifiuti a Roma, dove la gigantesca discarica di Malagrotta ha ormai i mesi contati. Il principale impianto di trattamento che serve decine di comuni della provincia sud della Capitale – gestito dall’unica società del settore pubblica del Lazio, il consorzio Gaia di Colleferro – si trova in una situazione di emergenza, con le casse ormai vuote e i lavoratori senza stipendio. E con il piano di salvataggio avviato nei mesi scorsi dalla giunta regionale guidata da Renata Polverini a rischio.

Gaia possiede una discarica e due inceneritori, impianti che nell’attuale situazione di pre-emergenza, con i prezzi della monnezza che stanno salendo, fanno gola a molti. La gestione, affidata ad un consorzio di comuni da una decina di anni, ha prodotto un debito gigantesco, con il conseguente commissariamento e affidamento dell’amministrazione ad un commissario straordinario, Andrea Lolli. La storia della società è stata costellata da diverse inchieste della magistratura, con il fermo degli impianti di incenerimento per circa un anno. Dopo diverse gare che si sono concluse con un nulla di fatto, lo scorso anno era spuntato un accordo con la Regione, pronta a rilevare le quote del consorzio in un momento delicato per la gestione dei rifiuti nel Lazio, dove basta un piccolo incidente di percorso per avviare una situazione alla campana. Renata Polverini e l’assessore con delega ai rifiuti Pietro Di Paoloantonio avevano annunciato la scorsa estate la nascita del primo operatore regionale dei rifiuti, la Lazio Ambiente, supportato – almeno inizialmente – con il solo capitale pubblico. Gli accordi con il consorzio Gaia erano giunti ad una definizione alla fine dello scorso anno: la Regione avrebbe messo 20 milioni di euro di capitale sociale, cifra che sarebbe poi servita per l’acquisto. Qualcosa nel piano, però, non starebbe funzionando.

Il primo segnale era arrivato al momento della costituzione della società, presieduta da Mario Marotta, dirigente del settore rifiuti della Regione. Il capitale sociale registrato in Camera di commercio lo scorso gennaio risultava essere di gran lunga inferiore alla cifra promessa, con appena 120 mila euro versati. La preoccupazione è poi aumentata un mese fa, quando il direttore generale del ministero dell’attività produttive, guidato da Corrado Passera – responsabile per le aziende pubbliche commissariate -, secondo quanto ha rivelato l’Ugl del Lazio, avrebbe scritto al dirigente regionale Marotta per sapere perché l’offerta di acquisto del consorzio Gaia non fosse stata ancora formalizzata. Il funzionario della Regione Lazio avrebbe a quel punto assicurato che l’iter si sarebbe concluso entro il 27 febbraio. Ma anche questa data sarebbe saltata, con la conseguente rottura dell’accordo: “Abbiamo saputo – racconta Remo Cioce, segretario dell’Ugl Igiene ambientale – che il dottor Bianchi, dirigente del ministero delle infrastrutture, avrebbe imposto al consorzio Gaia di preparare e pubblicare il bando di gara già pronto da ottobre 2010 e sospeso nella speranza che la Regione mettesse in atto tutti gli strumenti utili per acquisire il Consorzio e che già nella giornata di ieri gli uffici erano al lavoro per aggiornare il bando e pubblicarlo nei primi giorni di marzo”. Una gara, a questo punto, diretta solo ai privati, con offerte libere, che potrebbe aprire le porte del complicato mercato laziale a società magari pronte a scommettere sull’emergenza, situazione che garantirebbe profitti enormi.

Rimane il mistero sul perché del mancato invio dell’offerta da parte della Regione Lazio, che aveva assicurato da tempo il suo ingresso diretto nella gestione dei rifiuti, assicurando, nel contempo, il mantenimento dei 500 posti di lavoro. E già nei prossimi giorni i dipendenti che non hanno ancora ricevuto lo stipendio di febbraio potrebbero entrare in sciopero, con il blocco delle attività degli impianti di Colleferro. La monnezza alla campana è sempre più vicina.

da Il Fatto Quotidiano, Giovedì 1 marzo

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